Jerry Douglas, classe 1956, è stato definito dalla critica “l’incomparabile maestro del dobro”, ed è amatissimo da colleghi celebri: per John Fogerty, ad esempio, costituisce “il top degli artisti insieme a Elvis Presley e Otis Redding”.
Traveler rappresenta un po’ la ciliegina sulla torta nella carriera di questo musicista virtuoso con all’attivo tredici lavori solisti, vincitore di oltre una dozzina di Grammy Awards e famoso per aver suonato come session man e special guest in più di un migliaio di dischi. Registrato tra Nashville, New Orleans, New York, e Banbury (Inghilterra) sotto la guida attenta di Russ Titelman, il “produttore dei produttori”, l’album espande ulteriormente la gamma espressiva della chitarra resofonica attraverso una serie di meticciamenti culturali, intrecci stilistici e collaborazioni di alto livello.
«L'idea era quella di uscire dalla mia comfort zone. Volevo allontanarmi il più possibile dal semplice bluegrass. Penso di esserci riuscito, ho mantenuto questo atteggiamento dalla prima all'ultima traccia. A oltre metà della mia via vita desideravo fare qualcosa di diverso e Russ Titelman si è rivelato l’uomo giusto. Mi ha messo in un sacco di situazioni in cui normalmente non mi sarei trovato, a meno che non stessi suonando in canzoni di altre persone». (Estratto da intervista a Billboard.com, 2012)
L’avvio di Traveler è subito folgorante, con la gustosa rilettura del classico di Leadbelly “On a Monday”, che evoca certe atmosfere alla Ry Cooder e si distingue per la voce solista dello stesso Douglas. “Something You Got”, un pezzo del 1961 scritta dall’autore r&b Chris Kenner, è imbevuta di blues da capo a piedi grazie alla chitarra e al canto di Eric Clapton e inaugura l’inizio delle comparsate, tutte azzeccate, di alto pregio e sempre perfettamente allineate al mood del brano.
“High Blood Pressure” è aperta maestosamente dall’inconfondibile piano di Dr. John per poi lasciare spazio al dialogo tra i vocalizzi di Keb’ Mo’ e gli incantevoli fraseggi elettrici della lap steel del padrone di casa, sempre più ringalluzzito da questo progetto, come dimostra il riuscito rifacimento di “The Boxer”, che conquista al primo ascolto. La resofonica è in gran spolvero, la voce graffiante di Marcus Mumford e un prezioso cameo dello stesso Paul Simon fanno il resto, tra imponenti esplosioni corali e deliziosi ricami strumentali cuciti con cura dagli altri membri dei Mumford & Sons, i brillanti e tenaci Ben Lovett, Winston Marshall e Ted Dwane. E se Marc Cohn presta la voce alla sinuosa “Right on Time”, per “Frozen Fields” il buon Jerry convoca invece Alison Krauss & Union Station, vecchi amici piacevolmente impantanati nel bluegrass e country con cui collabora dal loro esordio, il lontano 1987 (come passa il tempo!).
Non mancano, inoltre, e c’era da aspettarselo, momenti strumentali originali di rara intensità, da “Duke and Cookie”, vademecum sul dobro concentrato in meno di due minuti, a “So Here We Are”, lungo trattato, da lasciare senza fiato, sui prodigi elettrici della lap steel guitar. Piace molto anche “Gone to Fortingall”, una composizione che pur affondando le radici nella tradizione celtica contiene echi orientali, sfumature esotiche e il magistrale banjo dell’immenso Béla Fleck. “King Silkie”, scritta insieme all’illustre Dan Tyminski, chiude Traveler con una corsa a tutta velocità su e giù per le colline del folk rock, con rapidi e coinvolgenti inseguimenti tra dobro, banjo (Charlie Cushman), fiddle (Luke Bulla) e mandolino (Sam Bush). Menzione particolare, infine, per l’intuizione di Douglas di fondere in un medley “American Tune” di Paul Simon e “Spain” di Chick Corea.
In conclusione, Traveler è un emozionante viaggio sulle montagne russe della contaminazione tra generi: il bluegrass abbraccia folk, blues, r&b, dixieland, musica celtica e world music, tutto scivola alla perfezione sulle corde del dobro del geniale artista statunitense. Preparatevi ad affrontare inaspettate escursioni soniche, a contemplare l’eterna danza tra buio e luce, tra rilassanti arpeggi acustici e micidiali sventagliate di lapsteel.